Riordinare un rack disordinato è un grande traguardo ma riordinare la tua azienda è ancora più importante
Se appartieni alla schiera dei miei “fedelissimi”, il titolo di questo articolo di blog, “Cosa ci insegna un rack”, non ti sarà nuovo. Riordinare un rack disordinato può sembrare un grande traguardo, ma è solo un piccolo passo rispetto a ciò che significa riordinare la tua azienda.
Durante l’ICT COFFEE TIME, avevo accennato a questo concetto e mi ero ripromesso di approfondirlo, soprattutto per evidenziare quanto sia importante fare quel “salto” da operatività a sviluppo, anche sui social. Un caffè di 15 minuti non può certo esaurire una tematica così ampia e cruciale per la crescita di un’impresa.
ATTENZIONE!
Se ti aspetti di trovare il vademecum per creare post impattanti e strategie di comunicazione “pronte da applicare”, non è l’articolo per te.
Ti parlerò della base della comunicazione.
Il rack infatti è solo il gancio, la motivazione per parlarti di qualcosa di molto più profondo e pericoloso: il tuo ruolo in azienda, in teoria e, soprattutto, in pratica.
Quante volte ti è capitato, ultimamente, di scorrere sui social e imbatterti nelle classiche foto “prima” e “dopo” di armadi rack?
PRIMA
Un groviglio di cavi che scendono disordinatamente nel rack, con passacavi inesistenti o incasinati e una gestione complessiva approssimativa.
DOPO
Un capolavoro di precisione, con cavi ordinati, etichettati e passacavi ben posizionati e utilizzati.
È uno spettacolo di efficienza e organizzazione, un intervento che trasforma il cuore dell’infrastruttura IT dell’azienda.
Spesso, chi condivide queste immagini non è semplicemente un tecnico o un System Integrator.
O meglio, sicuramente si tratta del lavoro di un tecnico ICT, il problema è un altro ed è molto più subdolo e insidioso perché appare solo agli occhi dei più attenti.
Sarà che sono decisamente pignolo, ma nel mio lavoro ho imparato che i dettagli parlano più di tante definizioni e proclamazioni.
Ti starai chiedendo: “cosa c’è di così pericoloso in un “prima e dopo?”“.
In molti casi, è il CEO dell’azienda stessa, l’Amministratore Delegato che pubblica orgogliosamente il risultato di un lavoro ben fatto.
Vedi il post, guardi chi lo ha pubblicato, clicchi sul suo profilo e trovi cariche aziendali… e post da operativo.
Sento suonare insieme tutti i campanelli di allarme del mondo!
Cosa ci sta comunicando realmente questo professionista?
E soprattutto, cosa ci rivela questa situazione?
Se l’Amministratore Delegato è colui che fisicamente mette le mani su cavi e dispositivi, cosa si legge tra le righe?
Probabilmente, una difficoltà a fare quel salto mentale e operativo che dovrebbe distinguere un CEO da un tecnico operativo.
Questo tipo di contenuti rischia di trasmettere l’idea che chi guida l’azienda non riesce a distaccarsi dalle mansioni più operative per concentrarsi sulla crescita strategica del business.
Quindi?
O si tratta di un Amministratore che non è veramente un CEO.
Forse non ha mai sviluppato una struttura aziendale solida, probabilmente non ha nemmeno dipendenti o Colleghi che possano svolgere per lui quelle attività.
Oppure si tratta di un vero CEO purtroppo incastrato nell’operatività.
Ha una piccola azienda con dipendenti ma forse fatica a fare il passaggio mentale che lo separa da un ruolo tecnico a un ruolo gestionale e strategico.
Questi scenari non sono rari tra i piccoli imprenditori del settore ICT.
Qual è il problema di un CEO operativo?
Un imprenditore che rimane bloccato nelle operazioni quotidiane non ha il tempo e le risorse mentali per pensare alla crescita dell’azienda, alla strategia, allo sviluppo di nuove opportunità di mercato.
Di fatto, sta compromettendo il futuro del suo business.
L’impresa non potrà mai crescere davvero finché il suo leader non sarà libero di assumere il ruolo strategico che gli compete. È come se un capitano di nave, invece di pianificare la rotta e gestire l’equipaggio, fosse impegnato a riparare il motore.
Certo, il motore va riparato, ma il capitano dovrebbe avere persone fidate e competenti a cui delegare quel compito.
Ecco allora la vera sfida: fare il salto.
Passare da essere un tecnico operativo a un vero imprenditore strategico.
Questo non è un semplice cambio di ruolo, ma richiede una trasformazione a livello mentale e organizzativo.
Cosa vuol dire?
- Imparare a delegare: formare e affidarsi a un team competente che possa gestire le operazioni quotidiane.
- Concentrarsi sulla strategia: dedicare tempo a far crescere l’azienda, a esplorare nuove opportunità, a migliorare i processi.
- Costruire una struttura solida: creare processi interni che funzionano anche senza l’intervento costante del CEO.
Qui entra in gioco ViVenditaICT, il Percorso di formazione pensato per supportare proprio i piccoli Imprenditori ICT che desiderano fare questo salto cruciale.
Come?
- Competenze di gestione: ti insegna a organizzare la tua azienda in modo efficiente, delegando le giuste mansioni ai tuoi collaboratori e liberando tempo per le attività strategiche.
- Sviluppo di una mentalità imprenditoriale: potrai sviluppare quella visione a lungo termine che ti permetterà di far crescere il tuo business in modo sostenibile.
- Strumenti pratici per la crescita: imparerai come ottimizzare i tuoi processi interni, come migliorare le tue vendite e come costruire una struttura aziendale che funzioni anche senza la tua costante supervisione.
ViVenditaICT ti fornisce le chiavi per trasformare il tuo approccio: da imprenditore intrappolato nell’operatività a leader strategico capace di guidare la crescita della tua azienda ICT.
Riordinare un rack disordinato è un grande traguardo ma riordinare la tua azienda è ancora più importante.
Le iscrizioni a ViVenditaICT sono già aperte e la nuova classe di Imprenditori strategici e focalizzati si sta formando.
Tu cosa hai deciso di fare?
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A te la scelta!
Ad Majora,
Piero