Delega efficace: perché un imprenditore ICT non può crescere se vuole occuparsi di tutto

C’è un momento, nella vita di molte micro e piccole imprese ICT, in cui il tema della delega efficace diventa inevitabile. L’imprenditore si trova davanti a un bivio.

Da una parte continuare a fare tutto:
tecnico, commerciale, responsabile Clienti, problem solver, amministratore, controllore, pompiere, psicologo aziendale e, nei giorni peggiori, anche centralinista.

Dall’altra iniziare a costruire un’azienda vera.

Un’azienda che non dipenda ogni giorno, ogni ora e ogni minuto dalla presenza dell’imprenditore.

Il tema della delega nasce proprio qui.

Non nasce perché l’imprenditore vuole lavorare meno.

Nasce perché l’imprenditore vuole crescere e, soprattutto, vuole che cresca la sua azienda.

E se vuole far crescere davvero la propria azienda, prima o poi deve smettere di essere il centro operativo di tutto. È inevitabile!

Durante l’evento digitale “La delega efficace”, ne ho parlato con Roberto Beneduci, CEO di CoreTech, che ho affiancato e supportato per un po’ di tempo nello sviluppo commerciale.

Roberto è un imprenditore (oltre che un amico) che negli anni ha saputo costruire una realtà solida, strutturata e in crescita nel mondo Cloud e distribuzione per il canale ICT.

Roberto parte da una premessa molto semplice: anche lui nasce tecnico.

E questo, per chi lavora nell’ICT, è una costante e un punto centrale.

Perché molti imprenditori ICT non nascono manager.
Nascono sistemisti, tecnici, programmatori, installatori, esperti di reti, ecc.

Sanno fare, e anche molto bene.

Il problema è che, a un certo punto, saper fare non basta più

Con un’ulteriore aggravante.
Nel tempo, paradossalmente, rischiano di non essere nemmeno più dei bravi tecnici, perché non hanno il tempo di aggiornarsi.

La delega non è dire a qualcuno “occupatene tu”

Uno degli errori più comuni è pensare che delegare significhi semplicemente passare un’attività a qualcun altro.

Da oggi questa cosa la fai tu.

Fine.

Magari fosse così semplice.

Quella non è delega.
Quella è speranza.

E la speranza, in azienda, non è un metodo di gestione e tantomeno di sviluppo.

È più una forma elegante di incoscienza.

Roberto lo ha detto in modo molto chiaro:

“Delegare significa assegnare lavori o incarichi a persone o team, ma poter avere un controllo numerico, quantitativo e qualitativo sull’attività svolta.”

Questa frase contiene un punto fondamentale:
non esiste delega senza controllo.

Non significa chiedere continuamente:
“Com’è andata?”
“Tutto bene?”
“A che punto sei?”
“Hai fatto?”
“Mi aggiorni?”
“Mi rimandi l’aggiornamento dell’aggiornamento?”

Questo non è controllo.
È ansia travestita da management.

Il vero controllo nasce quando ci sono:

Senza questi elementi, l’imprenditore non sta delegando.

Sta solo spostando confusione da una scrivania all’altra.

Perché delegare fa così paura?

La delega fa paura perché tocca un nervo scoperto dell’imprenditore: il controllo.

Nello specifico, la paura di perdere il controllo della sua azienda.

Soprattutto nel mondo ICT, dove spesso l’azienda nasce attorno alla competenza tecnica del fondatore.

All’inizio il Cliente vuole lui.
Il tecnico interno chiede a lui.
Il commerciale (quando c’è) passa da lui.
L’amministrazione chiede conferme a lui.
I problemi difficili arrivano sempre a lui.

E così, col tempo, l’imprenditore si convince di una cosa pericolosa:

“Se non ci sono io, le cose non funzionano.”

Il punto è che spesso è vero.

Come una sorta di profezia autoavverante, perché l’azienda è stata costruita così.
Spesso inconsapevolmente.

Roberto, parlando con grande onestà della propria esperienza, ha raccontato la sua paura agli inizi di perdere il controllo:

“La paura vera era la perdita del controllo.”

È una frase che molti imprenditori ICT potrebbero sottoscrivere.

Il problema è che questa paura, se non viene gestita, diventa una gabbia.

L’imprenditore resta prigioniero della propria azienda.
Continua a intervenire su tutto o quasi.
Si lamenta che le persone non crescono, quando poi è lui stesso a non lasciare loro spazio reale per crescere.
Dice di voler delegare, ma continua a decidere ogni dettaglio.

E alla fine si ritrova sempre nello stesso punto: stanco, operativo, indispensabile e spesso frustrato.

Delegare non significa perdere il controllo

Qui bisogna essere molto chiari.

Delegare non significa fregarsene.
Non significa sparire.
Non significa dire: “Adesso è un problema tuo.

La delega non è scaricabarile.

Roberto lo ha spiegato bene con un concetto molto diretto:

“Delegare non vuol dire che poi tu non hai più problemi. La responsabilità finale ce l’hai tu.”

Questo è un passaggio fondamentale.

L’imprenditore resta responsabile dell’azienda.

Se qualcosa non funziona, non può lavarsene le mani dicendo:
Eh, ma l’avevo assegnato a tizio.”

Questo lo può dire un dipendente svogliato, non certo un imprenditore.

La vera delega richiede un equilibrio:
da una parte lasciare autonomia, dall’altra costruire un sistema di controllo.

Significa smettere di controllare ogni singola azione, ma iniziare a controllare i risultati.

È una differenza enorme.

Un conto è dire a una persona ogni micro-passaggio da fare.
Un altro conto è definire chiaramente le responsabilità di questa persona, assegnarle un obiettivo, darle strumenti, formazione, margine d’azione e poi misurare se il risultato è in linea con quanto atteso.

Nel primo caso crei meri esecutori che, forse, non muoveranno un dito senza che tu gli dica cosa fare.
Nel secondo caso inizi a creare veri responsabili.

E un’azienda cresce solo quando crescono anche le persone che la compongono.

Se devi spiegare ogni dettaglio, non stai delegando

Uno degli esempi più efficaci emersi durante l’evento riguarda quegli imprenditori che assegnano un’attività, ma poi scrivono istruzioni chilometriche su ogni singola azione da compiere.

Tipo:

“Vai dal Cliente, entra, saluta, apri il rack, stacca quel cavo, premi quel pulsante, controlla quella luce, poi richiudi…”.

Ora, è chiaro che in alcune attività tecniche servono procedure precise.

Ma se ogni attività viene gestita così, il messaggio che passa è un altro:

“Non mi fido davvero di te.”

E soprattutto:

“Anche se fai tu l’attività, in realtà la sto ancora facendo io attraverso di te.”

Questo non responsabilizza.
Questo crea dipendenza.

E se manca un passaggio nell’elenco, la persona potrà anche dire:
Non l’ho fatto perché non c’era scritto.

A quel punto l’imprenditore si arrabbia, ma il problema lo ha creato lui.

Perché ha formato persone a eseguire istruzioni, non a ragionare.

Nel mondo ICT questo è un rischio enorme.

Le aziende non hanno bisogno solo di persone che eseguono task.
Hanno bisogno di persone che capiscono il contesto, valutano le conseguenze, comunicano bene con il Cliente e si assumono responsabilità proporzionate al proprio ruolo.

La delega richiede formazione

Un altro punto forte discusso con Roberto riguarda la formazione.

Spesso l’imprenditore dice:

“Vorrei delegare il marketing.”
“Vorrei delegare le vendite.”
“Vorrei delegare il controllo di gestione.”
“Vorrei delegare la gestione tecnica.”
“Vorrei delegare i progetti.”

Benissimo.

Ma per delegare qualcosa devi almeno sapere cosa stai delegando.

Non devi diventare uno specialista di tutto.
Non devi saper fare campagne Google Ads meglio di un marketer.
Non devi saper scrivere codice meglio di uno sviluppatore.
Non devi fare il controller al posto del consulente fiscale.

Però devi avere abbastanza competenza per capire se il lavoro è fatto bene o male.
Se è in linea con la strategia aziendale predefinita, cioè va nella direzione di dove vuoi portare la tua azienda.

Roberto lo ha detto in modo molto netto:

“L’imprenditore si deve formare a 360 gradi.”

E ancora:

“Se non conosco un po’ la materia, non sono neanche in grado di capire cosa delegare e cosa misurare.”

Questo è un punto che molti imprenditori sottovalutano.

Delegare non significa non occuparsi più di un’area.
Significa imparare a governarla in modo diverso.

Se deleghi il marketing, devi sapere quali numeri guardare.
Se deleghi le vendite, devi sapere quali indicatori controllare.
Se deleghi il supporto tecnico, devi sapere quali SLA misurare.
Se deleghi l’amministrazione, devi sapere quali dati economici ti servono e quando devono arrivare.

Altrimenti, alla domanda “come sta andando?”, ti sentirai rispondere:

“Bene.”

E lì il problema è tutto in quella parola.

Bene cosa?

Bene rispetto a quale obiettivo?
Bene rispetto a quale margine?
Bene rispetto a quale tempo di risposta?
Bene rispetto a quale tasso di chiusura?
Bene rispetto a quale numero di ticket?
Bene rispetto a quale fatturato?
Bene rispetto a quale livello di soddisfazione del Cliente?

Senza dati, “bene” non significa nulla.

È una carezza sul caos.

La delega efficace ha bisogno di responsabilità chiare e di numeri

Due punti fondamentali: responsabilità definite e numeri.

Durante l’incontro uno dei concetti più importanti emersi è questo:

la delega funziona quando viene collegata ai numeri.

Non per trasformare l’azienda in una caserma.
Non per stressare le persone.
Non per mettere KPI ovunque, anche sulla macchinetta del caffè.

Ma perché senza numeri non c’è chiarezza.

Roberto ha portato esempi molto concreti:

Questi numeri non servono solo all’imprenditore.

Servono anche alle persone. A tutta l’organizzazione.

Perché una persona responsabilizzata deve sapere se sta facendo bene o male.

Non dovrebbe scoprirlo solo quando il titolare si arrabbia.

Se i parametri sono chiari, il collaboratore può valutare il proprio lavoro prima ancora che qualcuno glielo faccia notare.

Questo cambia completamente la cultura aziendale.

Si passa da un’azienda basata sulle sensazioni a un’azienda basata su evidenze.

E, diciamolo, nelle micro e piccole imprese ICT spesso c’è ancora troppa gestione “a sentimento”.

Il sentimento va bene per scegliere il vino a cena.
Per guidare un’azienda, meglio avere qualche numero.

Il Cliente vuole sempre il titolare? Il Cliente va educato

Durante l’evento è emersa anche una domanda molto concreta:

cosa fare quando il Cliente vuole sempre parlare con il titolare?

È una situazione frequentissima.

Il Cliente chiama e chiede dell’imprenditore.
Il tecnico prova a gestire il problema, ma il Cliente insiste.
Il commerciale prova a seguire il progetto, ma il Cliente vuole “quello che decide”.
Il titolare prova a delegare, ma alla fine tutto torna sempre sulla sua scrivania.

Qui bisogna dire le cose come stanno.

Se il Cliente vuole sempre e solo il titolare, spesso è perché negli anni è stato abituato così.

Ha avuto il titolare sempre disponibile.
Magari anche il sabato.
Magari anche la domenica.
Magari anche gratis.
Magari anche per attività che potevano tranquillamente essere gestite da altri.

E quando abitui il Cliente ad avere sempre il massimo livello disponibile, poi è difficile riportarlo dentro un sistema ordinato.

Però va fatto. E va fatto!

L’imprenditore deve imparare a proteggere le persone a cui delega.

Deve dire al Cliente, con fermezza e serenità:

Ti segue lui, sei in ottime mani.

Oppure:

Su questo progetto il riferimento sarà questa persona. Io resto coinvolto dove serve, ma la gestione operativa passa da lui.

Questo passaggio è fondamentale.

Perché se l’imprenditore lascia sempre una porta aperta, il Cliente continuerà a entrare da lì.

E il collaboratore non acquisirà mai vera autorevolezza.

Certo, serve formazione.
Serve tempo.
Serve scegliere bene le persone.
Serve lavorare anche sulle competenze relazionali, non solo tecniche.

Perché nel rapporto con il Cliente non basta sapere dove mettere le mani su un server, un firewall o una centrale telefonica.

Bisogna anche saper comunicare, rassicurare, spiegare, gestire aspettative e problemi.

Un tecnico bravo ma incapace di relazionarsi rischia di far tornare il Cliente dal titolare.
Non perché il titolare sia indispensabile, ma perché il Cliente non si sente gestito.

Non tutti sono pronti a ricevere una delega

Altro punto delicato: non tutte le persone vogliono davvero ricevere più responsabilità.

A parole magari sì.

Nei fatti, non sempre.

Roberto lo ha spiegato chiaramente: alcune persone apprezzano la delega, perché dà loro autonomia, ruolo, senso di utilità e possibilità di crescita.

Altre, invece, la vivono come un peso.

E questo l’imprenditore deve saperlo.

Delegare non significa dare a tutti lo stesso livello di responsabilità.

Significa capire chi hai davanti.

Ci sono persone pronte a crescere.
Ci sono persone che hanno bisogno di tempo.
Ci sono persone che possono gestire attività, ma non ancora responsabilità ampie.
Ci sono persone che, semplicemente, non sono adatte a quel tipo di delega.

Forzare una delega su una persona non pronta può creare danni.

Ma anche non delegare mai per paura che qualcuno non sia pronto crea danni.

La soluzione non è evitare la delega.
La soluzione è costruirla per gradi.

Da dove partire per delegare meglio

Se sei un imprenditore ICT e oggi senti che tutto dipende ancora troppo da te, il punto non è “delegare tutto da domani”.

Non funziona così.

La delega efficace è un percorso.

Ma puoi partire da alcuni passaggi molto concreti.

1. Identifica le aree che oggi dipendono troppo da te

Fai un elenco sincero.

  • Vendite.
  • Assistenza tecnica.
  • Progetti.
  • Amministrazione.
  • Preventivi.
  • Acquisti.
  • Marketing.
  • Rapporti con i Clienti.
  • Gestione urgenze.

Poi chiediti: quali attività tornano sempre da me?

Quelle sono le prime aree da analizzare.

2. Distingui attività da responsabilità

Delegare un’attività è diverso da delegare una responsabilità.

“Chiama il Cliente” è un’attività.
“Gestisci il problema fino alla risoluzione del problema” è una responsabilità.

La seconda richiede più competenza, più autonomia e più controllo.

Non confondere le due cose.

3. Definisci cosa vuoi sapere

Per ogni area delegata, chiediti:

quali informazioni mi servono per capire se sta funzionando?

Non ne servono cento.

All’inizio ne bastano poche, ma buone.

Per esempio:

  • quanti ticket sono aperti
  • quanti ticket sono chiusi nei tempi
  • quanti preventivi sono stati inviati
  • quante offerte sono state chiuse
  • qual è il margine
  • quanti sono stati contattati
  • quali problemi ricorrenti emergono

4. Stabilisci tempi di controllo

Un dato che arriva quando ormai è troppo tardi serve a poco.

Se scopri a dicembre che qualcosa non ha funzionato da marzo, non stai controllando.
Stai facendo archeologia aziendale.

Servono momenti di verifica chiari:

  • settimanali
  • mensili
  • trimestrali

Dipende dall’attività.

Ma devono esserci.

5. Forma le persone

Non puoi pretendere responsabilità da persone che non hai preparato.

La formazione non è un costo accessorio.
È una condizione per delegare.

E vale anche per l’imprenditore.

Perché se vuoi delegare meglio, devi anche imparare a guidare meglio.

6. Sostieni chi riceve la delega

Delegare non significa lasciare sola una persona davanti ai problemi.

All’inizio devi accompagnare.
Poi osservare.
Poi correggere.
Poi lasciare spazio.

È un processo.

Se molli tutto di colpo, non stai delegando.
Stai lanciando qualcuno in mare e sperando che sappia nuotare.

7. Accetta che qualcuno possa non voler salire a bordo

Quando inizi a definire obiettivi, numeri, responsabilità e momenti di controllo, può succedere che qualcuno non ci stia.

Non è piacevole, ma è sano saperlo.

Un’azienda che cresce ha bisogno di persone che vogliono contribuire alla crescita.

Non tutti devono diventare manager.
Non tutti devono avere grandi responsabilità.
Ma tutti devono capire che il proprio lavoro ha un impatto sul risultato comune.

La delega non libera l’imprenditore.
Libera l’azienda.

Il vero obiettivo della delega non è far lavorare meno l’imprenditore.

O meglio: quello può essere un effetto, ma non è il punto centrale.

Il vero obiettivo è costruire un’azienda più solida.

Un’azienda dove:

Perché se l’imprenditore resta sempre dentro l’operatività quotidiana, l’azienda può anche lavorare tanto, ma difficilmente cresce davvero.

Cresce il fatturato, forse.
Crescono i Clienti, magari.
Crescono i problemi, sicuramente.

Ma non cresce la struttura.

E senza struttura, ogni crescita rischia di trasformarsi in ulteriore caos.

La delega efficace serve proprio a questo: trasformare un’azienda che gira attorno all’imprenditore in un sistema che funziona con l’imprenditore, ma non solo grazie all’imprenditore.

Ed è qui che una micro o piccola impresa ICT può iniziare a fare il salto.

Da tecnico evoluto a imprenditore.
Da azienda reattiva ad azienda organizzata.
Da “ci penso io” a “abbiamo un sistema”.

Che, detta così, sembra meno eroico.

Ma molto più scalabile.

Vuoi vedere l’evento completo?

Se vuoi approfondire il tema della delega efficace, puoi accedere al replay dell’evento “La delega efficace” con Roberto Beneduci, CEO di CoreTech.

Potrai guardarlo con calma quando vuoi e ricevere anche altri due eventi dedicati alla crescita delle aziende ICT:

  1. IL REPARTO VENDITE con Stefano Aversa, CEO di Aesse Soluzioni Informatiche Srl
  2. IL CONTROLLO DEI NUMERI con Sandro Giustarini, Consulente Fiscale Studio Doced di Giustarini Sandro & C.

Tre contenuti pensati per aiutarti a costruire un’azienda ICT più organizzata, meno dipendente dall’imprenditore e più pronta a crescere in modo sano, misurabile e sostenibile

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